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Il giardino di Brusciana in ricordo di Palmiro

Danni alla scarpata della ferrovia zona Brusciana (Asce, Archivio Fotografico)

Avviato l'iter d'intitolazione in omaggio dell'unica vittima dell'alluvione del 4 novembre 1966 nel territorio dell'Empolese

EMPOLI — Nell’ondata di piena dell’Elsa del 4 novembre 1966 perse la vita Palmiro Mancini di Brusciana, unica vittima dell’alluvione nel territorio empolese (un altro empolese morì qualche giorno dopo: Agostino Bini, 73 anni, sorpreso dall'acqua mentre si trovava a letto ammalato: salvato, fu portato in ospedale dove si spense per i postumi).

Palmiro, 66 anni, era un mediatore di vino molto conosciuto nella sua frazione e, come scrive la figlia Annunziata Fedora Mancini in una lettera-testimonianza, pubblicata nel volume curato dall’associazione per l’Arno ‘L’Arno raccontato: tra cronaca e immaginario, 1966-2006 (Tagete, 2006)’, aveva appena accompagnato alcuni camionisti di La Spezia in albergo perché le condizioni del tempo non permettevano il loro rientro a casa. Mentre tornava alla sua abitazione decise di passare lungo i binari, sentendosi più al sicuro. Ma fu travolto dalla furia delle acque dell’Elsa perdendo la vita.

La giunta comunale, anche su richiesta della stessa figlia, ha così deciso di dare avvio all’iter per intitolare il giardino pubblico della frazione di Brusciana, adiacente alla ferrovia e alla Casa del Popolo, alla sua memoria. La nuova denominazione di quello spazio verde sarà: “Palmiro Mancini, vittima alluvione 1966”, questo per sottolineare il legame territoriale e la vicenda storica alla quale il Comune di Empoli ha dato contributo con una vita umana.

Come avviene sempre in questi casi la richiesta è stata inoltrata alla Prefettura di Firenze per ottenere l’autorizzazione.

Dal racconto-testimonianza della figlia Fedora:
Era il 4 novembre 1966, un venerdì sera alle ore 18.30 circa, dopo tanti giorni di pioggia. La furia delle acque ruppe gli argini e in poco tempo tutto fu invaso. I campi furono dissestati, le piante sbarbate, ed anche la ferrovia Empoli-Siena fu trascinata dalla grande corrente. Mio padre, Palmiro Mancini, un mediatore di vino molto conosciuto che abitava a Brusciana, aveva appena accompagnato alcuni camionisti di La Spezia in albergo perché le condizioni del tempo non permettevano il loro rientro a casa. Mentre tornava alla sua abitazione decise di passare lungo i binari, sentendosi più al sicuro. Ed invece fu proprio lì che l’acqua lo travolse.

Noi familiari speravamo che tornasse a casa da un momento all’altro; purtroppo, con grandissimo dolore, lo ritrovammo la domenica mattina a qualche ventina di metri dalla ferrovia dove le verghe si erano capovolte per la forza dell’acqua. Poco distante c’era anche il suo ombrello incastrato fra i binari. Il suo corpo era coperto di melma, disteso sotto un pioppo inclinato da quella furia. Forse aveva cercato di salvarsi legandosi con la cintura al tronco, lasciando i segni sulla corteccia dove si era aggrappato con i piedi e le mani. Gli abitanti delle case vicine raccontarono di aver sentito gridare aiuto per tutta la notte, ma nessuno aveva potuto soccorrerlo.

Quando fu ritrovato dai figli, dai parenti e dagli amici, fu preso e riportato a casa con un carretto.

La forte corrente dell’acqua nella strada della Chiesa aveva scavato delle buche profonde che impedivano il passaggio; così per nostro padre non si poté svolgere il rito funebre con la benedizione della Chiesa, ma nella propria casa in Via della Chiesa, 17. Al funerale parteciparono tantissime persone: il Sindaco Assirelli, gli assessori, diversi consiglieri comunali e le autorità cittadine, tutti a rendere omaggio alla salma di Palmiro Mancini. Non solo l’Elsa straripò, ma anche altri fiumi. Gran parte della Toscana fu colpita dall’alluvione: Poggibonsi, Certaldo, Castelfiorentino, Fontanella, Molin Novo, Brusciana, Ponte a Elsa, Pagnana, S.Maria, Marcignana ed Empoli, il Valdarno, Firenze, Signa, Montelupo, Fucecchio, Pontedera e Pisa. Sembrava che ci fosse stato il diluvio.

Ad Empoli il ponte che collegava Spicchio s’inclinò per la corrente impetuosa e rimase danneggiato. L’acqua dell’Elsa, scorrendo fino a Marcignana, alla sua foce trovò molto più alto l’Arno e “rincollò”, provocando grandi rovine a Ponte a Elsa e paesi vicini. L’acqua in qualche punto segnò anche tre metri di altezza e più.

Nel circondario ci furono diverse vittime e danni molto gravi. Le automobili rimasero capovolte sotto l’acqua, le colture nelle aziende agricole furono sbarbate, il bestiame morì annegato nelle stalle, tanti animali da cortile ed interi allevamenti di fagiani non riuscirono a salvarsi. Tutto fu distrutto in poco tempo. Anche le fabbriche, le vetrerie e le confezioni, furono danneggiate. La cantina presso la stazione di Ponte a Elsa ebbe un grave danno: i macchinari, l’infiascatrice, la tappatrice ed altri, rimasero tutti sotto l’acqua. Le damigiane piene di vino si capovolsero, si svuotarono e si riempirono del torbido fiume. Invece i fiaschi e le bottiglie, tappati con il sughero, rimasero ancora pieni, ricoperti di melma. Una decina di botti vuote fu trasportata via dalla corrente, rotolandosi fino alla località Terrafino e Castelluccio; furono ritrovate in seguito da amici e conoscenti e riconsegnate alla cantina. Tutte le aziende passarono parecchi giorni difficili prima di riprendere la loro attività. Mancava l’energia elettrica e il telefono. Tutto era isolato dal resto del mondo. Le abitazioni al piano terra, le botteghe ed i garage ed anche qualcuna al primo piano, erano state invase dall’acqua che aveva spalancato porte e finestre. Dopo la piena, mentre il livello si abbassava, tutto rimaneva sotto la melma. Tanta roba era distrutta e fu gettata via: mobili, vestiario ed alimentari.

Fu molto difficile poi pulire perché mancò l’acqua per alcuni giorni. Parenti ed amici che non furono colpiti dettero aiuto alle famiglie alluvionate. Non mancarono gli elicotteri della protezione civile che sorvolavano le case per vedere e controllare la situazione, cercando di portare aiuto alle persone. Una signora di Ponte a Elsa con le doglie del parto fu soccorsa e portata all’ospedale. Mancavano anche l’acqua potabile, le cose di prima necessità e il pane che veniva cotto a legna nei paesi di Montaione, Gambassi, S. Miniato e Pozzale e portato alla popolazione colpita. Fu un vero disastro.

Speriamo che non avvenga mai più e che le autorità competenti prendano provvedimenti per la sicurezza degli argini e dei fiumi.

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